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L’impianto sportivo, di cui la piscina risulta oggetto di analisi strutturale, consta di due corpi di fabbrica distinti: uno realizzato con strutture in cemento armato, destinato a locali e servizi accessori per la piscina, l’altro rappresenta la stessa piscina coperta realizzata con strutture in cemento armato e in acciaio.
Premesso che:
A completare la struttura di copertura fu predisposto un telone impermeabile ed autoestinguente in poliestere spalmato di PVC su ambo i lati, posato sugli archi e tesato alla base mediante adeguati dispositivi di tensionamento, allo stato attuale solo in parte presente;
L’apertura telescopica avveniva, per sovrapposizione dei due corpi centrali mobili sulle due testate frontali (uno adiacente al fabbricato spogliatoi e l’altro in concomitanza della baraccatura), lasciando scoperta metà copertura in lunghezza. La movimentazione, in particolare, dei due corpi centrali, lungo la direzione longitudinale della copertura, risultava gestita da quattro motoriduttori elettrici muniti di pignone che, accoppiati alla cremagliera posta alla base della struttura mobile (carrello), rendevano possibile lo scorrimento delle ruote sui due binari incassati nella base in calcestruzzo e quindi la sovrapposizione dei corpi mobili su quelli fissi;
Si riporta di seguito brevemente quanto emerso dalle analisi esperite:
Per effetto delle notevoli vibrazioni indotte dal downburst, venne meno la condizione di irreversibilità statica del motoriduttore, ovvero dell’organo adibito alla movimentazione e all’arresto della struttura mobile, comportandone lo scorrimento dell’attuatore e quindi l’apertura della parte mobile di copertura. Una volta aperta, poi, essendo caratterizzata da un peso esiguo, soggetta all’azione del vento che si sarebbe trovato a scorrere più velocemente all’interno della stessa e meno velocemente sulla parte di copertura ancora chiusa, si generò l’effetto fisico della portanza, che non essendo contrastato da un’adeguata condizione vincolare, la sollevò e la trascinò secondo la direzione del flusso incidente fintanto che non si estinse tale gradiente di velocità. Essendo stato previsto, infatti, dal progettista, come vincolo dei conci mobili, un vincolo semplice di tipo unilatero, tale da:
lo spostamento verso l’alto, indotto dall’azione del vento, se a rigore lo si sarebbe dovuto contrastare con il solo peso proprio strutturale, in realtà fu affidato all’ulteriore effetto stabilizzante indotto dalla neve, assunto tra l’altro, in maniera errata per il sito di interesse, sempre presente, rendendo con ciò la struttura sprovvista di adeguati margini di sicurezza nell’assorbire le azioni di sollevamento. Dall’analisi strutturale effettuata, infatti, è emersa l’insufficienza del sistema vincolare adottato dal momento che, avendo demandato all’effetto stabilizzante della neve e del peso proprio strutturale l’equilibrio nei confronti dell’azione del vento, nel momento in cui la neve fosse stata assente, come realmente è accaduto, il peso proprio sarebbe risultato nettamente insufficiente per contrastare l’azione di sollevamento.
Se, dunque, la porzione mobile della struttura di copertura fosse stata ben vincolata, prevedendo ad esempio un vincolo bilatero, in grado di annullare la componente cinematica in entrambi i versi (verso il basso e verso l’alto), avrebbero potuto contrastarsi le azioni di sollevamento indotte dal fenomeno fisico della portanza a seguito dell’apertura della struttura e si sarebbe garantito lo stato di equilibrio del corpo, come del resto fu garantito per la parte fissa che, nonostante mal progettata, rimase illesa all’azione del vento; tutt’al più sarebbero potuti entrare in crisi i dispositivi di ancoraggio del telone di copertura o direttamente quest’ultimo in corrispondenza delle zone di ancoraggio, dove si sarebbero instaurati concentrazioni degli sforzi. A tal proposito è bene osservare, infatti, come la parte fissa nonostante variò la condizione di progetto, passando da una condizione di struttura chiusa non stagna ad una struttura aperta, rimase comunque in esercizio. Allo stato attuale, infatti, a venir meno fu proprio il telone di copertura, a riprova del fatto che, la copertura nel tempo, seppur soggetta a tassi di sollecitazione non contemplati in sede di progetto, manifestò comunque, grazie all’iperstaticità, una sorta di gerarchia di resistenze nei suoi elementi, mantenendo relativamente illesa la struttura portante (elemento duttile) rispetto al telone (elemento fragile).
In conclusione sulla base di quanto osservato risulta possibile affermare che nonostante le circostanze del crollo siano state influenzate dal fenomeno meteorologico verificatosi, anche qualora si fosse trattato di un evento differente dal downburst, in grado di indurre un notevole stato di agitazione turbolenta sulla struttura di trasmissione e quindi tale da far venire meno la condizione di irreversibilità statica del motoriduttore, con il conseguente scorrimento dell’attuatore e quindi l’apertura della copertura, gli effetti non sarebbero variati, essendo quest’ultima mal vincolata.
Committente: Tribunale di Paola (CS).
Servizio offerto: Consulenza di analisi strutturale.
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